PRESENTAZIONE DEL COMPACT DISC

"LA MIA TERRA"

Oratorio profano per soli, coro e piccola orchestra

di MARCO PODDA

Cappella Tergestina di Nôtre Dame de Sion

 

E' forte il legame che un musicista serio e preparato come Marco Podda ha con la sua regione di origine, il Friuli-Venezia Giulia. La mia Terra, l'oratorio profano per soli, coro e piccola orchestra contenuto in questo CD, ne è la  tangibile testimonianza. Della nostra regione Marco Podda, non ancora quarantenne, triestino di nascita, ma - il cognome parla chiaro - di origine sarda per parte di padre, ama il mare dell'Istria, da cui proviene la famiglia materna, le "osmize" del Carso triestino e i suoi cibi semplici, i vini del Collio goriziano, i paesaggi dolci della pedemontana friulana e quelli, struggenti se visti nelle ore del tramonto, della laguna di Grado e Marano. Della nostra regione ama la cultura e la musica. E non si stanca di promuoverle.

Tre anni fa, in occasione dei festeggiamenti per i venticinque anni della Comunità di Nôtre Dame de Sion, assieme alla Cappella Tergestina, il gruppo corale che Podda ha fondato e dirige, e che è l'anima musicale delle funzioni liturgiche presso la chiesa di via Tigor, ha fatto uscire un Compact Disc "made in Trieste":  Lauda Sion Salvatorem, pubblicato a cura delle edizioni musicali Pizzicato di Udine. Bene, questo piacevole CD contiene in gran parte autori regionali, musicisti spesso dimenticati come il cinquecentesco Giovanni Battista Mosto da Udine, che fu maestro di cappella a Padova e in Transilvania, o Girolamo Cavazzoni che è da considerare come uno dei maggiori autori di musica sacra organistica del secolo XIV o, per arrivare con un brusco salto stilistico, ai contemporanei, il friulano Orlando Di Piazza e il triestino di madrelingua slovena Giampaolo Coral.

Le tre parti di cui si compone l'oratorio La mia Terra, vale a dire Il Sale della Terra che utilizza testi in lingua friulana, Recitar cantando, lo "spectaculum musicale" su componimenti di matrice culturale triestina, e Tra le acque, che attinge al corpus letterario di vari esponenti, contemporanei e moderni, nel mondo poetico "bisiaco", gradese e goriziano, ampliano il discorso. I testi e quindi le musiche non sono più esclusivamente di argomento religioso, e Marco Podda ha trovato in questo campo il terreno in cui operare principalmente, ma sono l'omaggio alla propria terra di un musicista che dell'eclettismo ha fatto il suo credo - come definirlo, un minimalista alla Philip Glass? o piuttosto un neoromantico alla John Adams? - alla propria terra, dicevamo, ma anche alla straordinaria e particolarissima ricchezza letteraria di una regione contraddistinta, per il semplice fatto di essere una regione di confine, da divisioni e localismi spesso autodistruttivi.

 

Eseguito per la prima volta a Udine, nella chiesa di San Francesco, il 21 ottobre 1999 Il Sale della Terra era destinato a solennizzare l'inaugurazione dell'omonima mostra fotografica di Danilo de Marco. Alle immagini in bianco e nero di un mondo di emarginati, come dire la "diversità" dell'uomo all'ennesima potenza, si accompagnavano le note di una musica, quella di Podda, che utilizza strutturalmente sia componenti dell'avanguardia che elementi del cosiddetto neoromanticismo armonico. L'eclettismo che ne deriva - vero e proprio elemento di sensazione al servizio dei significati del testo letterario - é finalizzato da un lato a descrivere, grazie a dissonanze estreme e non organizzate, situazioni di particolare tensione, emotiva o spirituale, mentre al riposo dell'orecchio, un organo che Marco Podda conosce bene - nella vita di tutti i giorni é medico otorinolaringoiatra con specializzazione in foniatria  - sono destinate le sezioni politonali, quasi a sottolineare, grazie alla quiete cui inducono, i momenti testuali di maggiore positività. I testi sono opera di Gerolamo Biancone e Federico Travan, Ida Vallerugo e Novella Cantarutti, oltre che per il conclusivo "Na lapida vecja de secui", di Leonardo Zanier.

I versi di Umberto Saba, fra cui quelli della celeberrima, e provocatoria, Amai ("Amai trite parole che non uno / osava. M'incantò la rima fiore / amore, / la più antica difficile del mondo"), del poeta di madrelingua slovena Srecko Kosovel e di quello di origine istriana Giovanni Quarantotto, tre autori diversissimi fra loro apparentati dalla comune matrice triestina, sono alla base di Recitar Cantando, lo "spectaculum musicale" tenuto a battesimo da un grande attore triestino, Omero Antonutti, nella chiesa luterana di Largo Panfili, a Trieste, il 18 maggio 2000.

Questa seconda parte della trilogia tenta di conciliare, richiamandosi alla poetica della Camerata de' Bardi, l'utilizzo estetico di un testo letterario e la sua interpretazione acustico-musicale: spettacolo da vedersi, insomma, che nella fondamentale presenza scenica del mattatore - alla prima Antonutti, in questo CD Giulio Bosetti, la cui presenza è quindi squisitamente vocale  - trova il suo "ubi consistam". Bosetti, attore grande e radicato come pochi nella storia del teatro di Trieste e della regione Friuli-Venezia Giulia, può ben essere considerato l'ultimo esponente della grande scuola italiana di "teatro di parola", una tradizione che - ahimé - va perdendosi, inghiottita dall'indistinto magma sonoro prodotto dalla televisione.

 

Tra le acque è la terza parte della trilogia ed ha avuto il suo battesimo ................. Le acque del titolo sono quelle comprese fra le sorgenti dell'Isonzo cantato da Carlo Michaelstaedter ("Passa radendo sui pioppi tremoli / - sul nero piano incombe il peso / della ciclopica lotta dell'etere. / Ma a lei più forte risponde l'impeto / selvaggio e giovine del fiume rapido") e la quieta e materna laguna gradese cara a Biagio Marin, un inizio poietico, fiorito dall'incontro fra i due presso lo "Staatsgymnasium" di Gorizia che ha in nuove voci - quelle di Giuseppe Ermacora e Ivan Crico, altrettanto capaci di poesia - il suo continuum. Michaelstaedter, ebreo goriziano morto suicida nel 1910, e Marin, il cantore della vita come fiamma. Due autori "bisiachi", e l'etimo di questo termine, sia pure erroneo secondo studi recenti, ha in sé il concetto protettivo dell'acqua anzi della "Bis acquae", l'acqua come rappresentazione del grembo materno in cui è contenuto il liquido amniotico, prima difesa contro le insidie del mondo.

 

Un'ultima osservazione a proposito de La mia terra: l'anima in tormento dei maggiori poeti triestini, friulani e istriani, italofoni o slovenofoni, tutti testimoni di esperienze linguistiche e culturali molto diverse fra loro, diventa in questa stimolante esperienza auditiva, e per espressa volontà del suo autore, fonte di inesauribile e preziosa ricchezza, non strumento di divisione e litigiosità.

Terra di conquista, la regione Friuli Venezia Giulia, tormentata da sempre dalla guerra, anche fratricida, e dalla morte. Ma la morte, ci suggerisce Marco, genera vita. E' questo, in buona sostanza, il messaggio che vuole trasmetterci e di cui tutti noi che come il filosofo Don Alfonso di Così fan tutte (Mozart-Da Ponte) ci dichiariamo "uomini di pace", essendo però, meno cinici perché meno filosofi, non possiamo che essergli grati.

 

 

                                                                               ( Rino Alessi )

 

  Trieste, 30 gennaio 2002